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Coca cola: perché non bisogna berla?




La Coca cola rimane la bibita gassata più bevuta al mondo, nonostante sia da anni sotto accusa per i tanti dolcificanti contenuti e per l’elevata presenza di acido fosforico.

Il marchio è da decenni al centro di azioni di boicottaggio per la violazione dei diritti umani degli operai che lavorano nelle fabbriche colombiane. Da tempo documentiamo tutto questo, consigliando bevande alternative, non zuccherate e meno nocive per la salute.

Nonostante ciò la Coca cola vende circa due miliardi di bottiglie al giorno e distribuisce marchi in duecento Paesi.

Tra i tanti motivi per smettere di bere Coca Cola e in generale bibite gassate ci sono la questione legata a zucchero e dolcificanti che provocano gonfiore e incrementano l’introito giornaliero di calorie, l’impiego di dolcificanti artificiali che potrebbe aumentare il rischio di cancro. Lo stesso zucchero raffinato dovrebbe essere considerato come una vera e propria sostanza nociva per l’organismo.

E ancora, alterazione della percezione del gusto, la presenza di coloranti artificiali di dubbia provenienza, oltre che ragioni ecologiche ed etiche.

La Coca cola è stata al centro di un botta e risposta social con la trasmissione Report che ha mandato in onda un servizio dal titolo Dio coca cola, un viaggio tra gli stabilimenti americani per scoprire il perché di tanto successo.

#Report: Siamo in onda #DioCocaCola

Siamo in onda! Questa sera entriamo nel fantastico mondo di Coca Cola: nata ad Atlanta nel 1886 come una sorta di farmaco contenente cocaina, da allora il suo successo è stato inarrestabile. Oggi è la bevanda più venduta al mondo. Due miliardi di bottiglie ogni giorno. Nel 2016 ha venduto 166 miliardi di litri di bevande e, come tutte le aziende che producono bevande, ha bisogno di un bene comune: tanta, tanta acqua. La nostra straordinaria inchiesta parte dal Messico, dove si trova la società di imbottigliamento di Coca-Cola più grande del pianeta. #DioCocaCola

Gepostet von Report am Montag, 3. April 2017

Le accuse mosse dalla giornalista Claudia Di Pasquale sono quelle chequesta bevanda gassata favorisce l’insorgere del diabete, mostrando cosa succede al corpo dopo appena sessanta minuti dall’assunzione.

La cosa che più di tutte è balzata all’occhio è il fatto che la giornalista ha portato i campioni di numerose bevande ad un centro analisi: nessun contaminante ma la presenza di titanio.

“Abbiamo cercato i principali contaminanti: pesticidi, IPA, cioè idrocarburi policiclici aromatici, quindi tutti i parenti del benzene, per dirla in parole semplici, e abbiamo ricercato i PCB, quindi policlorobifenili tanto vituperati. Di questi contaminanti non è stato trovato nulla. Tutti i risultati che abbiamo sono al di sotto dei limiti di sensibilità dei nostri strumenti. Dopodiché abbiamo visto quali erano i metalli ancora presenti nelle bibite. È saltato all’occhio il dato del titanio”, dice Daniela Maurizi, segretario Consiglio nazionale dei chimici, durante la puntata.

“Il titanio che non troviamo mai nelle acque, nelle acque minerali eccetera. Non viene neanche ricercato, non è neanche normato. Quello che ci ha colpito, è che fosse presente in tutte le bevande. E quindi deve essere qualcosa assolutamente legato al processo produttivo, legato alle bevande gassate”, aggiunge.

Rimane il mistero del titanio. Come è finito lì dentro? Quello che sappiamo è che l’industria alimentare sta usando sempre di più come additivo il biossido di titanio, l’E171, che viene usato come colorante o anche per depurare le acque.

Alle altre accuse, Coca cola ha risposto tramite Twitter con l’hashtag #NienteDaNascondere, diventato in pochi minuti trend topic. Un’idea ‘rubata’ ad Eni che proprio durante una puntata del programma di Rai3, aveva risposto alla stessa maniera.

Prima obiezione quella di essere troppo dolce. Coca cola risponde che sono stati messi in commercio prodotti a basso contenuto calorico proprio per evitare problemi alla salute dei consumatori.

FONTE: Greenme